giovedì 13 settembre 2012

UNESCO - Monumenti megalitici di Stonehenge

Foto tratta da: english-heritage.org.uk

Cinquemila anni fa la Gran Bretagna meridionale era già densamente popolata, anche se non sappiamo esattamente chi fossero e da dove provenissero i suoi abitanti. Con ogni probabilità erano giunti dal continente in ondate successive: forse i primi erano arrivati seguendo i banchi di mammut e renne, quando ancora non era formato il Canale della Manica. La loro civiltà è testimoniata da una serie di monumenti megalitici: il più famoso è il misterioso anello di Stonehenge.

Foto tratta da: sawiggins.wordpress.com

Nome: Stonehenge, Avebury e località vicine
Patrimonio dell'Umanità: dal 1986
Ubicazione: nella parte meridionale del Regno Unito, nella contea di Wiltshire

Circolo esterno di Avebury, il più grande complesso circolare megalitico
d'Europa; formato da circa 100 menhir, ha una circonferenza di 1,3 km
Foto tratta da: sacredsites.com
Anche dopo essere stata isolata dal continente, la Britannia non fu mai un luogo così remoto e isolato come lo avevano immaginato i Romani. Le condizioni favorevoli per la caccia, la pastorizia e lo sfruttamento minerario attirarono l'attenzione degli uomini del Paleolitico, del Neolitico e dell'Età del Ferro. Tuttavia, nonostante la cultura sviluppata di questi primi abitanti possa considerarsi autoctona, essi non interruppero mai le relazioni con il continente, dal quale mutuarono le numerose influenze riscontrabili nei loro monumenti.
Segni di queste antiche culture - cerchi di enormi pietre verticali, tumuli funerari e resti di costruzioni - sono particolarmente abbondanti nella contea di Wiltshire.
Già nel 1130 Enrico di Huntingdon definiva Stonehenge il più conosciuto di questi monumenti, "una delle quattro meraviglie della Britannia". Nel XVII secolo l'architetto Inigo Jones intraprese una prima campagna di scavi a  Stonehenge, mentre il suo contemporaneo John Aubrey ipotizzò che il sito fosse un tempio di druidi celti. Questa versione prevalse a lungo.
Nel XVIII e XIX secolo i grandi collezionisti di antichità finanziarono nuove campagne di ricerca: molti altri giacimenti preistorici furono scavati, ma con metodi scarsamente scientifici. Solo alla fine dell'Ottocento, con l'affermarsi dei moderni metodi di ricerca archeologica, Stonehenge divenne oggetto di seri studi scientifici.

Menhir di Avebury
Foto tratta da: historicalbellesandbeaus.blogspot.com

Arenaria e pietre azzurre
Un terrapieno circolare di 97,5 metri di diametro, circondato da un fossato, è la più antica costruzione di Stonehenge, eretta intorno al 3100 a.C., ancora in epoca neolitica. Risale alla prima delle tre fasi in cui gli archeologi dividono la storia del sito: ad essa appartengono anche le Aubrey Stones, l'anello di 56 buche che circonda il perimetro interno del terrapieno, e le quattro Station Stones, che furono collocate astronomicamente in base al sorgere del sole nel solstizio d'estate. Tutto questo implica che il monumento possedesse già una funzione rituale (o forse di calendario).
All'inizio del terzo millennio iniziò la seconda fase con l'ampliamento dell'ingresso al terrapieno tramite un viale di 500 metri che conduceva alla Heel Stone (Pietra del Tallone). All'entrata del complesso furono innalzati numerosi monoliti di arenaria di Sarsen, una cava situata a circa 45 chilometri da Stonehenge, mentre all'interno vennero disposti due semicerchi paralleli di pietre azzurre (doleriti) provenienti dalle Prescelly Hills, nel Galles sudoccidentale. Queste colline distano quasi 200 chilometri e il trasporto delle pietre costituisce un'impresa ancor più sorprendente se si considera che i costruttori di Stonehenge II non conoscevano ancora né la ruota né i metalli. Ma questa fase non fu portata a termine.
Le enormi pietre di Stonehenge
Foto tratta da: ebookers.com
Agli inizi del secondo millennio il complesso venne interamente rimodellato secondo un progetto più grandioso che comprendeva un cerchio principale di 30 menhir, collegati da architravi continui, fissati ai pilastri con sapienti incastri, e un altro cerchio interno formato da cinque triliti (due pilastri collegati in alto da un architrave) disposti a ferro di cavallo.
Gli autori di questa fase erano gli uomini della civiltà di Wessex, fiorita nell'Inghilterra sudorientale all'inizio dell'Età del Bronzo. Buoni navigatori, mantenevano contatti commerciali con i popoli della Grecia, dai quali probabilmente impararono le tecniche impiegate nell'edificazione delle muraglie e delle tombe ciclopiche dell'antica Micene. Risulta evidente che la civiltà che aveva eretto Stonehenge III era popolosa e fortemente gerarchizzata, considerando che solo un'enorme disponibilità di manodopera e una grande organizzazione possono spiegare la riuscita di un'impresa così impegnativa.

Veduta aerea del circolo esterno di Avebury
Foto tratta da: megalithic.co.ok

Il complesso di Avebury
Molti altri monumenti situati nei dintorni di Stonehenge evidenziano la vitalità della regione durante il Neolitico e la prima Età del Bronzo. Il monumento più primitivo è quello chiamato Ballo di Robin Hood, un complesso di due terrapieni circolari databile tra il 4000 e il 3000 a.C. Al terzo millennio appartengono i resti di due edifici circolari circondati da un terrapieno di 470 metri di diametro a Durrington Walls: il complesso di Woodhenge, costituito da sei cerchi concentrici di pali di legno attorno alla tomba di un bambino, e il Cursus, un allineamento di terrapieni con fossati che si estende per quasi tre chilometri.
Nel Wiltshire si trova anche l'Avebury Circle, che rappresenta il nucleo del maggiore complesso cerimoniale neolitico d'Europa, anche se il suo precario stato di conservazione ha reso impossibile ricostruirne interamente la struttura. Sembra risalire alla seconda metà del terzo millennio e comprende un terrapieno con fossato che racchiude una superficie di 11,5 ettari, occupata da un ampio anello esterno di pietre e da due interni più piccoli.
Due delle quattro entrate che consentono l'accesso al terrapieno si prolungano in viali fiancheggiati da grandi monoliti. Quelli di Backhampton, a ovest è scomparso quasi completamente, mentre quello di West Kennet, a sud, ha potuto essere ricostruito, seppur in modo parziale. Si estende per 2,4 chilometri, formando un sentiero cerimoniale che conduce alla collina di Overton, dove si trova il Santuario, una struttura in pietra e legno associata a riti funebri. Le tracce più antiche dell'Avebury Circle sembrano quelle di Windmill Hill, sono stati scoperti tre fossati concentrici databili intorno al 3700 a.C. Mille anni più tardi fu eretta Silbury Hill, la più grande collina artificiale della storia d'Europa, la cui costruzione richiese 250 000 metri cubi di terra e pietre. Il complesso termina con il tumulo di West Kennet, la più grande tomba collettiva a cupola dell'Inghilterra meridionale.

Articolo tratto dalla collana "Planet, i capolavori dell'uomo", volume 2,  in uscita con Panorama. Edizione 2004

mercoledì 5 settembre 2012

UNESCO - Tumuli, pietre runiche e chiesa di Jelling, Danimarca

Haralds Runestone
Foto di: megalithic.co.uk

Due tumuli funerari, due pietre con iscrizioni runiche e una piccola chiesa costruita sulle rovine di un tempio pagano formano il complesso archeologico di Jelling, antica sede dei re di Danimarca. Si tratta di pochi resti, che tuttavia offrono una suggestiva testimonianza di un avvenimento di singolare importanza storica: la conversione dei danesi al Cristianesimo intorno alla metà del X secolo. Essa segnò l'origine dello Stato nazionale danese e pose un freno agli attacchi dei vichinghi che avevano terrorizzato l'Europa.


Nome: Tumuli, pietre runiche e chiesa di Jelling
Patrimonio dell'Umanità: dal 1994
Ubicazione: nella parte centrale della Danimarca, a nord di Vaje, nella regione dello Jutland

Una delle pietre runiche
Foto di: suzyguese.com
Dopo la caduta dell'Impero Romano, la Chiesa fu l'unica istituzione sopravvissuta del vecchio ordine. Nei secoli confusi del primo Medioevo, solo la Chiesa seppe rappresentare un elemento di unità per i disgregati resti dell'impero. Con il tempo arrivò a identificarsi con quello che Roma aveva significato nel mondo occidentale: la civilizzazione. Così quando, partendo dalla Scandinavia, i pirati vichinghi con le loro continue incursioni minacciarono di distruggere la stabilità che a poco a poco l'Europa stava riconquistando, i governatori del Sacro Romano Impero compresero che l'unico modo per scongiurare il pericolo fosse integrare gli scandinavi nel nuovo ordine politico del continente, il cui pilastro altro non era che la Chiesa. In una parola, dovevano essere cristianizzati al più presto.

L'ultimo re pagano, il primo re cristiano
Non era un compito facile. Orgogliosi e indipendenti, i popoli nordici furono riluttanti ad accettare una religione che si scontrava con i valori guerreschi che erano alla base della loro società.
Le incursioni vichinghe iniziarono nel 793. A metà del secolo successivo, il monaco sassone Ansgar, considerato "l'apostolo del Nord", riuscì, non senza difficoltà a fondare alcune comunità cristiane nello Jutland e nell'isola svedese di Birka. Fu però solamente nel XII secolo che gli scandinavi poterono considerarsi pienamente cristiani, per quanto anche a quell'epoca i cronisti riferiscono di continue ricadute nel paganesimo.
Questo lungo e complesso processo di cristianizzazione ottenne il suo primo successo a metà del X secolo, con la conversione del re danese Harald Gormsson, chiamato "Denti Azzurri". Il battesimo di Harald, anche se fu notevolmente condizionato dalla pressione esercitata dal suo potente vicino, l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I, costituì in ogni caso una pietra miliare nella cristianizzazione del Nord: fino ad allora nessun re scandinavo aveva abbracciato ufficialmente la nuova religione.
La chiesa di Jelling
Foto di: panoramio.com
Dal piccolo complesso archeologico di Jelling è giunta fino a noi una testimonianza di inestimabile valore di questo momento: due tumuli funerari, una chiesa e due iscrizioni runiche evocano i regni di Gorm il Vecchio e di suo figlio Harald, rispettivamente l'ultimo re pagano di Danimarca e il primo re cristiano.
Jelling, vicina all'attuale città di Vajle, era allora la sede reale dalla quale Gorm unificò il territorio dello Jutland e le isole adiacenti, ponendo le basi del futuro stato danese. Dove oggi si trova la chiesa, sorgeva allora un piccolo tempio pagano di legno, nei pressi del quale re Gorm aveva fatto costruire un tumulo funerario per la sua sposa Tyra. Ciò è testimoniato dalla più piccola delle pietre runiche che si trovano sul luogo, la cui iscrizione dice: "Re Gorm fece questo monumento per sua moglie Tyra, gioiello della Danimarca". Il tumulo (70 metri di diametro e 11 metri di altezza) sovrasta una grande camera funeraria di legno di rovere in cui sono stati rinvenuti alcuni oggetti, tra i quali una coppa d'argento; lo stilizzato disegno zoomorfo inciso sulla coppa ha dato il nome allo stile Jelling.

Interno della chiesa di Jelling
Foto: flickr.com

La tomba vuota
Anche se non si sono trovati resti umani, è probabile che nel tumulo fossero stati inumati non solo la regina Tyra, ma lo stesso Gorm, morto nel 950; il figlio Harald avrebbe poi trasferito i resti nel cimitero della chiesa costruita (dopo il suo battesimo avvenuto nel 960) sopra l'antico tempio pagano.
La chiesa così come si presenta oggi venne edificata nell'anno 1100; è un edificio semplice, di tufo calcareo imbiancato a calce, con una torre aggiunta nel XV secolo. Sotto le sue fondamenta sono stati scoperti i resti di almeno tre costruzioni in legno anteriori, distrutte dal fuoco.
Il contributo di Harald al complesso di Jelling non si limitò a questa chiesa. Nei pressi dell'edificio egli eresse un tumulo simile a quello voluto dal padre, forse senza altra funzione che quella di dimostrare il potere della sua stirpe. Accanto infatti c'è una pietra runica che riporta questa iscrizione: "Re Harald ha deciso di costruire questo monumento alla memoria di suo padre, re Gorm e di sua madre, la regina Tyra; Harald, colui che riunì sotto il suo scettro Danimarca e Norvegia e che rese cristiani i danesi".
Una decorazione a intreccio con animali mitici e motivi floreali copre una delle facce della pietra; sull'altra appare la più antica rappresentazione di Cristo conosciuta in Scandinavia. La nuova religione non aveva ancora soppiantato quella vecchia; i dragoni della mitologia nordica, che sarebbero poi rimasti confinati nelle leggende, a Jelling mostrano ancora tutta la loro forza di un mondo eroico e violento che, come i guerrieri che lo crearono, lottò fino all'ultimo respiro contro l'inevitabile sconfitta.

Il tumulo funerario fatto costruire da re Gorm per la sua sposa, la regina Tyra.
Foto di: picasaweb.google.com

Articolo tratto dalla collana "Planet, i capolavori dell'uomo", volume 5,  in uscita con Panorama. Edizione 2004

mercoledì 29 agosto 2012

UNESCO - Siti Gusuku e beni associati del regno di Ryukyu, Giappone

Particolare del castello di Shuri, a Naha
Foto di: everything-everyweher.com

I monumenti delle isole Ryukyu dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità rappresentano cinquecento anni di storia. Le vestigia dei castelli arroccati sulle alture illustrano la storia e la struttura sociale dell'arcipelago tra il XII e il XVII secolo, mentre i luoghi sacri sono una muta testimonianza della sopravvivenza di antichi riti giusti fino ai nostri giorni.


Nome: Siti Gusuku e beni associati del regno di Ryukyu
Patrimonio dell'Umanità: dal 2000
Ubicazione: nella prefettura di Okinawa, nelle isole Ryukyu, a sud dell'arcipelago giapponese.

Tra il X e il XII secolo d.C. le comunità agricole che vivevano nelle isole Ryukyu iniziarono a proteggere i loro villaggi con semplici mura di pietra. Nel XII secolo alcuni signori locali, conosciuti come aji, presero a rinforzare le difese dei borghi trasformando le loro residenze in vere fortezze. Il termine Gusuku fu adottato per designare questi castelli. Nel XV secolo, dopo una lunga lotta tra i diversi gruppi aji, si formarono tre regni principali: Hozukan o Montagna del Nord, Chuzan o Montagna del Mezzo e Nanzan o Montagna del Sud. Durante questo periodo detto Sanzan o delle Tre Montagne si verificò un miglioramento degli strumenti e delle tecniche agricole che fece aumentare notevolmente la produzione. Per questo motivo si intensificarono i commerci con la Cina della dinastia Song, con il Giappone, con la Corea e con il Sudest asiatico, commerci che avrebbero raggiunto il loro apogeo tra la fine del XIV secolo e la metà del XVI. Nel 1429, sotto l'egida del sovrano Chuzan, le isole Ryukyu si unificarono in un solo regno. Su il terzo re della dinastia Sho, Sho Shin, a consolidarne il regno, creando una forte struttura amministrativa centrale e riformando la religione locale. Il regno entrò a far parte del Giappone nel 1609 durante il periodo degli shogun della dinastia dei Tokugawa, che lasciò ai sovrani delle Ryukyu solo compiti di governo locale; nel 1879 però il regno venne abolito e le isole divennero la prefettura di Okinawa, scenario durante la seconda guerra mondiale di sanguinosi scontri tra giapponesi e americani; molti dei suoi beni furono devastati. Dopo la resa del Giappone nel 1945, l'arcipelago rimase sotto la tutela americana fino al 1972, data in cui il Giappone ne recuperò il controllo.

I resti della cinta muraria del castello
Foto di: syuxermelankolia.blogspot.com

I monumenti della città di Naha
La città di Naha è quella che ha conservato il maggior numero di monumenti. 
Mausoleo Reale di Tamaudun
Foto di: japan-guide.com
Tra essi spicca il mausoleo reale di Tamaudun che fu costruito da Sho Shin nell'anno 1501 come simbolo del potere regio e con lo scopo di preservare le pratiche religiose degli abitanti di Ryukyu che celebravano i loro rituali sulle tombe dei loro antenati. La sala centrale accoglieva i resti reali prima della purificazione con l'acqua, dopodiché i sovrani venivano trasferiti nella camera occidentale, mentre le spoglie degli altri membri della famiglia reale venivano depositati nella camera orientale. L'edificio venne realizzato in pietra calcarea, mentre per la camera funeraria vera e propria venne utilizzato del calcare corallino.

sabato 25 agosto 2012

UNESCO - Chiesa lignea di Urnes

La chiesa lignea di Urnes
Foto di: morganhost.net

Tra le espressioni architettoniche medievali più caratteristiche della Norvegia vi sono le stavkirke, chiese di legno costruite in gran numero in seguito alla conversione del Paese al Cristianesimo nell'XI secolo. Purtroppo delle molte chiese sparse in tutta la Norvegia (si pensa fossero circa 1300) ne sono giunte fino a noi solo una trentina: una delle più significative è quella di Urnes.


Nome: Chiesa lignea di Urnes
Patrimonio dell'Umanità: dal 1979
Ubicazione: Contea di Sogn Ogfjordane

Foto di: skyscrapercity.com

La conversione dei popoli scandinavi al Cristianesimo si verificò piuttosto tardi e non senza difficoltà. Nei primi decenni del IX secolo il monaco Ansgar di Corvey iniziò l'evangelizzazione di Svezia e Danimarca, nel tentativo di mitigare la ferocia dei temuti vichinghi, i pirati pagani del Nord che allora terrorizzavano l'intera Europa cristiana. Ansgar, che riuscì a fondare stabilmente comunità cristiane in Danimarca, fu ben accolto nella città commerciale di Birka, dove costruì la prima chiesa in territorio scandinavo. Quando, un secolo più tardi, gli svedesi ritornarono al paganesimo, fu necessaria una nuova evangelizzazione. Più o meno in questo stesso periodo il Cristianesimo fece i suoi primi passi in Norvegia. Ma la vera conversione di massa della popolazione si verificò per merito di Olaf il Santo, il re che, salito al potere nel 1016, estese la sua autorità sull'intero Paese e completò l'opera di cristianizzazione. Da allora in tutto il territorio apparvero sempre più numerose le stavkirke, chiese in legno destinate a rispondere alle nuove necessità religiose della popolazione.

Urnes I e II
Interno della chiesa di Urnes
Foto di: flickr.com
Affacciata alle acque del Lusterfjord, sulla costa occidentale della Norvegia, la stavkirke di Urnes è una delle più antiche chiese lignee del Paese, sebbene sia stata ricostruita integralmente nel XII secolo. La parte più antica (Urnes I), le cui origini risalgono al 1060 circa, è stata ripristinata a partire dagli scavi realizzati nel 1956-1957 sotto la chiesa di epoca posteriore. E' un edificio molto semplice ad un'unica navata e con un solo presbiterio, probabilmente ispirato alle coeve chiese inglesi e irlandesi. Verso il 1125 questa struttura fu sostituita da un'altra (Urnes II) più elaborata, a pianta basilicale a tre navate, divise da sedici colonne con capitelli cubici intagliati. La sua struttura riproduce quella di una chiesa romanica di pietra, tanto che sono stati aggiunti elementi del tutto superflui dal punto di vista strutturale, come gli archi a mezza volta.
L'elemento più caratteristico dell'insieme è, comunque, la decorazione scultorea, in particolare gli intagli che decorano i sedici capitelli e, soprattutto, quelli che ornano la porta e la facciata della prima chiesa (XI secolo), realizzati per abbellire la parete settentrionale di Urnes II. Per la loro peculiarità hanno dato il nome all'ultimo dei grandi stili decorativi, che gli esperti riconoscono proprio dell'arte nordica: lo stile di Urnes, diffuso dall'XI secolo fino alla metà del XII, e caratterizzato da rappresentazioni fortemente influenzate dalle forme stilistiche dell'arte irlandese medievale.

Articolo tratto dalla collana "Planet, i capolavori dell'uomo", volume 5,  in uscita con Panorama. Edizione 2004

mercoledì 25 luglio 2012

UNESCO - Budapest: rive del Danubio e castello di Buda, Ungheria

La città di notte
Foto di: worlddiscovery.it

I grandi fiumi hanno sempre avuto un ruolo di primo piano nella storia del continente europeo: preziose vie di comunicazione, barriere difensive durante le guerre, fonte d'acqua dolce e di cibo tutto l'anno.
La maggior parte delle capitali europee è sorta attorno a una grande arteria fluviale. Il Danubio, autentica spina dorsale dell'Europa centrale e orientale, attraversa Vienna, una delle capitali più affascinanti del continente, ma bagna anche Budapest, splendida, quanto la città austriaca.


Nome: Budapest: rive del Danubio e castello di Buda
Patrimonio dell'Umanità: dal 1987
Ubicazione: nel nord dell'Ungheria, della quale è la capitale, situata sulle sponde del Danubio.

Scorcio del palazzo del Parlamento, Budapest.
Foto di: vediamodai.blogspot.com

Il primo insediamento stabile sul sito dell'attuale Budapest fu un accampamento militare celtico, ma la città può vantare anche una seconda fondazione a opera degli eserciti romani. Intorno al II secolo d.C., infatti, fu creata Aquincum, che nacque come centro termale, ma presto divenne la capitale della Pannonia Inferiore, i cui confini coincidevano, di fatto, con il corso del Danubio. Le violente incursioni delle orde barbariche furono alla base della repentina decadenza della città. Gli archeologi hanno riportato alla luce le rovine di Aquincum (oggi Obuda), con numerosi resti di case private ed edifici pubblici.
Alla fine del IX secolo un leggendario condottiero di nome Arpàd cambiò la storia delle tribù degli Ungari, che fino a quel momento si erano spostate senza meta per le steppe dell'Europa centrale e orientale. Arpàd si mise a capo di sette tribù con le quali intraprese una marcia trionfale verso occidente, che gli permise di occupare, nell'896, le pianure comprese tra il fiume Tibisco e il Basso Danubio. Instaurò una dinastia solida e duratura, destinata a regnare a lungo sui Magiari. Suo nipote, il duca Géza, si distinse per il forte impulso dato alla diffusione del Cristianesimo tra il suo popolo. Il figlio, Stefano I, fu riconosciuto re dall'imperatore Ottone III e benedetto dal papa Silvestro II. Monarca potente e devoto cristiano, egli consolidò il regno ungaro e, dopo la sua morte, fu dichiarato santo.
I successori di Arpàd si stabilirono a Aquincum, che divenne la residenza ufficiale della corte.Nel frattempo a ridosso della sponda sinistra del Danubio era sorto un piccolo borgo denominato Pest, popolato da artigiani e piccoli commercianti, che godette di decenni di prosperità e ricchezza. Il declino della città cominciò tra il 1241 e il 1242, quando i Tartari conquistarono il centro urbano e il territorio circostante. Solo dopo la loro ritirata Pest poté ricominciare la sua lenta ripresa.
Veduta notturna del palazzo reale, a Buda
Foto di: paesionline.it
Memore della tragedia da poco superata, re Bela IV decise di approfittare delle possibilità difensive offerte dal contrafforte roccioso situato sulla riva destra del fiume, fondando così la fortezza di Buda, il baluardo difensivo di Pest.
La città visse un periodo di grande prosperità ed espansione con la dinastia degli Angiò, sotto il regno di Caroberto (1308-1342). La costante crescita di Pest provocò una benefica ripercussione su Buda, che iniziò a sua volta un processo di espansione legato alle esigenze della corte. Intorno alle vecchie mura della fortezza, infatti, sorse un piccolo borgo destinato alla servitù e ai servizi del castello, che costituì il primo nucleo urbano di Buda.
Nella seconda metà del XIV secolo, re Luigi I il Grande unì le corone d'Ungheria a Polonia, facendo del regno fondato da Stefano il Santo una potenza europea. Nel 1458 salì al potere Mattia Corvino, figlio del reggente Giovanni Hunyady, che si era opposto alle aspirazioni della casa degli Asburgo al trono di Ungheria. Sovrano sensibile e uomo di lettere, trasformò Buda in un centro artistico e umanistico di grande rilevanza. Sotto il suo regno, durato fino al 1490, furono fondate l'Università Reale e la Tipografia Reale, e la città fu dotata di una ricca biblioteca che porta ancora oggi il suo nome. Mattia chiamò a corte numerosi artisti italiani, a cui diede l'incarico di decorare le stanze del castello e di costruire gli edifici rinascimentali di Buda. Il benefattore della città la privò di un solo onore, quello di capitale, poiché, dopo aver invaso l'Austria (1485), trasferì la corte a Vienna.

Chiesa della Nostra Signora, o di Mattia
Foto di: turistipercaso.it

Nasce Budapest
Nel 1526 la città fu saccheggiata dagli Ottomani e nel 1541 cadde definitivamente in loro potere. Nel 1686 fu riconquistata dagli Asburgo, che posero le basi del futuro impero austro-ungarico. Grazie a due sovrani austriaci, Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II, Buda, anche se subordinata a Vienna, ritornò all'antico splendore e conobbe un nuovo rinascimento. I due nuclei di Buda e Pest, riconosciuti come centri nevralgici dell'antico regno magiaro, furono impreziositi con edifici tardo-barocchi e, successivamente, neoclassici.
Nell'Ottocento il ruolo di capitale della città fu sottolineato da grandiose realizzazioni. Nel 1830 fu fondata l'Accademia d'Ungheria che, a partire dal 1862, ebbe la sua sede in un bel palazzo neorinascimentale. Nel 1849 fu costruito il Ponte delle Catene, il più famoso dei sette ponti cittadini.
Il palazzo del Parlamento
Foto di: re-moto.com
Tra il 1884 e il 1904 fu edificato il Parlamento, un imponente edificio in stile neogotico affacciato sul Danubio. Tra il 1895 e il 1902, per le celebrazioni del millenario, venne eretta nel Quartiere del Castello la poderosa mole del Bastione dei Pescatori, da cui si gode uno splendido panorama sulla riva sinistra del Danubio, con il Parlamento e il centro di Pest. L'unificazione di Buda e Pest in un unico nucleo urbano ebbe luogo ufficialmente nel 1918 quando, al termine della prima guerra mondiale, l'Impero austro-ungarico si dissolse e il paese assunse piena sovranità.

Ponte delle Catene
Foto di: hoteltelnet.hu

Bastione dei Pescatori
Foto di: blog.bestbookings.com

Articolo tratto dalla collana "Planet, i capolavori dell'uomo", volume 6,  in uscita con Panorama. Edizione 2004

Tempo di vacanze... forse

E' tempo di vacanze. Ma è un tempo strano.
In questo periodo di incertezze e precarietà tutto cambia. Fino a qualche anno fa le domande che ponevamo ai nostri amici erano "Quando vai via?" "Quando torni?".
Adesso chiediamo piuttosto "Quest'anno vai in vacanza?".
Fortunatamente, molti ancora rispondono di sì, ma il modo di viaggiare cambia radicalmente: mete vicine e periodi brevi. In realtà questa mutazione non è del tutto un male: di fatto non si viaggia meno, si viaggia in modo diverso. In pratica non si fanno più quelle migrazioni, anche della durata di un mese o più, verso il solito luogo di villeggiatura o il solito stabilimento balneare. Si preferiscono viaggi brevi, magari ripetuti più volte durante l'anno. Ma, cosa più importante, si preferiscono mete vicino a casa, anche a causa del poco tempo a disposizione. Con questo non voglio dire che si dovrebbero prediligere i viaggi in patria piuttosto che all'estero; credo che il Mondo vada visto il più possibile in tutte le sue parti. Ma, a volte, il fascino dell'esotico, del diverso e della meta lontana ci fanno dimenticare di quali perle abbiamo a due passi da casa nostra. Luoghi meravigliosi mai visti, anzi, spesso snobbati, che invece e per fortuna stanno riacquistando il loro posto tra le preferenze dei viaggiatori italiani.

venerdì 20 luglio 2012

Dopo vent'anni torna a casa il Sarcofago delle Quadrighe che fu trafugato ad Aquino


"Operazione Giovenale"
I militari del Commando Provinciale di Roma della Guardia di Finanza hanno recentemente concluso un importante operazione che ha consentito di riportare in Italia un sarcofago romani di età imperiale, trafugato illecitamente oltre vent'anni fa.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cassino e condotte dai finanzieri del Nucleo i Polizia Tributaria di Roma, hanno consentito - partendo da una capillare attività di intelligence svolta nell'ambiente antiquario internazionale - di individuare in Inghilterra, presso un privato, il celebre "sarcofago delle quadrighe" di Aquino (FR). Si tratta di un'opera in marmo del II secolo d.C., recante pregevoli scene di una corsa di quadrighe sul fronte, che rappresenta una delle più alte testimonianze dell'arte funeraria romana di età imperiale.



L'opera era stata sottratta nella notte tra il 2 e il 3 settembre 1991 dalla Chiesa della Madonna della Libera di Aquino (FR), dove erano in corso interventi di restauro, e da allora se ne erano perse le tracce.
All'esito delle investigazioni compiute dai finanzieri del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria, la Procura della Repubblica di Cassino ha disposto il sequestro del sarcofago. Successivamente l'opera è stata rimpatriata attraverso i canali diplomatici, per essere restituita al patrimonio artistico nazionale ed alla fruizione pubblica.

Commando Provinciale
Guardia di Finanza di Roma
00141 Roma, via Nomentana 591
Tel 06.87022372
Fax 06.87022364



Articolo tratto dal sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.